Alfa Romeo 33 Stradale, il trionfo dell’italianità

Alfa Romeo 33 Stradale, il trionfo dell’italianità

L'Alfa Romeo 33 Stradale è una delle più straordinarie icone della storia automobilistica italiana (e non solo). Per tantissimi motivi. Un capolavoro al quale non resta che inchinarci, per l'eternità.


33 Stradale. Due numeri. Una parola. La combinazione perfetta. Il non plus ultra di casa Alfa Romeo. La 33 Stradale è una di quelle poche opere d’arte figlie di alchimie di talenti che, quando funzionano, danno vita ad un vero e proprio un miracolo.

Una gioia per gli occhi. Linee eterne, che hanno alle spalle più di cinquant’anni (essendo lei nata nel 1967) ma che questo peso non sembrano davvero sentirlo proprio.

Ne sono state prodotte appena diciotto, tutte diverse l’una dall’altra e cinque sono le sopravvissute. Difficile assegnare loro un reale valore: le 33 Stradale rimaste non hanno quasi prezzo. Davvero. Si tratta di un capolavoro tecnico sviluppato dal reparto Autodelta di Alfa Romeo in collaborazione con la carrozzeria Marrazzi, per volere di Giuseppe Luraghi e Orazio Satta, che prende ufficialmente vita nel 1967, caratterizzato in primis dallo strepitoso e leggerissimo otto cilindri a V sviluppato dal grande ingegner Busso.

Rappresenta una rivoluzione nel mondo nell’auto che lascia esterrefatto il nostro pianeta, incredulo di fronte a tale ingegno italiano: ha nuova struttura ad H di ispirazione aeronautica, con serbatoi laterali per una migliore distribuzione dei pesi, e scatta da 0 a 100 km/h in appena 4,7 secondi. Sono numeri incredibili per l’epoca (fine anni sessanta), che fanno impallidire le rivali (connazionali) del tempo, quali Ferrari Daytona e Lamborghini Miura.

La 33 Stradale è semplicemente la riprova del fatto che Alfa Romeo, ma in generale noi italiani, siamo capaci di cose inimmaginabili per tanti altri.

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