Nonostante un 2023 da dimenticare, resta difficile darsi una spiegazione sulla inattesa rottura fra il patron della omonima scuderia, Gene Haas, e lo storico team principal Gunther Steiner. A tentare di dare una interpretazione è stato Roberto Chinchero, il quale ha fornito come chiave di lettura una profonda divergenza sulla strada da imboccare nell’immediato futuro per risollevare le sorti del team, oltre a della mal celata “gelosia” nei confronti del proprio ex braccio destro, divenuto negli anni figura di grandissima popolarità dentro e fuori dal paddock nonchè vero volto rappresentativo della Haas.

Al cuore di ogni deci­sione umana, vi è sem­pre un nucleo sconosci­u­to al decisore stes­so, lo stes­so nucleo che gli inter­preti si impeg­nano a decifrare non poten­done mai elud­ere del tut­to l’inaccessibilità previa.

Negli ulti­mi giorni a richiedere lo zelo di inter­preti, appas­sion­ati ed addet­ti ai lavori è sta­ta l’imprevedibile deci­sione di Gene Haas, patron dell’omonima scud­e­ria, di rompere dopo otto anni il rap­por­to con lo stori­co team prin­ci­pal Gun­ther Steiner.

Ph. Mon­ey­Gram Haas F1 Team ©

Come tut­ti saprete, il ruo­lo assun­to dall’altoatesino nel prog­et­to Haas è sta­to sin dall’inizio molto più ampio rispet­to a quel­lo già di per sé com­p­lesso ricop­er­to da ogni team prin­ci­pal, aven­do questo cura­to in pri­ma per­sona l’ingresso in For­mu­la 1 e la gen­e­si di una squadra a par­tire da zero. La pro­pos­ta for­mal­iz­za­ta a Gene Haas di debuttare nel Cir­cus del Mon­di­ale sen­za la poten­za di un costrut­tore alle spalle si è infat­ti dovu­ta accom­pa­gnare ad un ingeg­noso “piano di fat­tibil­ità” basato su un arti­co­la­to sis­tema di part­ner­ship con Fer­rari, per quan­to riguar­da Pow­er Unit, trasmis­sione e cam­bio, e sul del­e­gare alla cele­bre azien­da ital­iana Dal­lara il com­pi­to di real­iz­zare scoc­ca e telaio.

L’idea fun­ziona, tan­to da arrivare a con­quistare nel 2018, a soli due anni dal debut­to nel­la Mas­ter Class, il quin­to pos­to nel­la clas­si­fi­ca costrut­tori e da costrin­gere la FIA a stu­di­are un più rigi­do sis­tema di regole per garan­tire la pro­pri­età intel­let­tuale dei progetti.

Con tali mer­i­ti sportivi e ges­tion­ali alle spalle, oltre ad una scal­trez­za in cam­po d’investimenti tale da garan­tire in tem­pi bre­vi otti­mi risul­tati appli­can­do al meglio fun­zion­ali prin­cipi di razion­al­ità eco­nom­i­ca, diven­ta davvero com­pli­ca­to rin­trac­cia­re moti­vazioni valide per spie­gare la dras­ti­ca deci­sione di “man­dare a casa” un uomo così fon­da­men­tale nel­la cresci­ta del team, anche al net­to di un 2023 effet­ti­va­mente scon­for­t­ante (ulti­mo pos­to nel­la clas­si­fi­ca costruttori).

Ad azzardare un’analisi atten­ta del­la rot­tura sono state, su Motor­sport Italia, la mente e la pen­na esper­ta di Rober­to Chinchero. Sec­on­do il noto gior­nal­ista sareb­bero due le ques­tioni fon­da­men­tali ad aver dec­re­ta­to la spac­catu­ra fra l’imprenditore statu­nitense e Gun­ther Stein­er. Par­ti­amo dal­la pri­ma e più impor­tante. Scrive Chinchero:

“Vista dall’esterno la sto­ria del­la Haas si basa su un’idea vin­cente di parten­za, che però negli ulti­mi anni non è sta­ta sup­por­t­a­ta dai nec­es­sari inves­ti­men­ti. La For­mu­la 1 è entra­ta nell’era «Cost Cap» calmieran­do i costi di ges­tioni delle squadre, ma i team han­no comunque pros­e­gui­to ad inve­stire sfrut­tan­do quan­to con­ces­so dal­la voce «CapEx», ovvero una parte di bud­get extra a dis­po­sizione di ogni squadra (esclusa dal Bud­get Cap) des­ti­na­ta a spese mirate al miglio­ra­men­to delle strut­ture. Un fronte, quel­lo del «CapEx», che ha vis­to molto attive squadre come Williams, AlphaTau­ri, Aston Mar­tin, men­tre la Haas ha pros­e­gui­to la sua attiv­ità sen­za puntare su inves­ti­men­ti extra. La pista ha dato delle indi­cazioni pre­cise, ma dalle dichiarazioni rilas­ci­ate da Gene Haas dopo la notizia del cam­bio di team prin­ci­pal, emerge che il pro­pri­etario del­la squadra non reputi pri­or­i­tario il poten­zi­a­men­to del­la strut­tura tecnica”.

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Ciò che emerg­erebbe, dunque, è una diver­gen­za sul­la stra­da da imboc­care nel futuro per garan­tire com­pet­i­tiv­ità alla scud­e­ria. Se il man­ag­er ital­iano era giun­to alla con­clu­sione di dover nec­es­sari­a­mente inve­stire in strut­ture tec­niche d’avanguardia per svilup­pare mono­pos­to effi­caci in un’era ormai dif­fer­ente da quel­la del debut­to in For­mu­la 1, la con­vinzione di Gene Haas pare piut­tosto essere quel­la di spendere in modo più effi­cace il bud­get a dis­po­sizione, sen­za bisog­no di assi­cu­rar­si nuovi fon­di e di tuf­far­si nell’area “CapEx”, come, di fat­to, tut­ti gli avver­sari stan­no invece facen­do gra­zie alla ces­sione di una parte delle quote azionarie.

A ques­ta pri­ma e, ripeti­amo, prin­ci­pale causa, si aggiunge sec­on­do Rober­to Chinchero una sor­ta di “gelosia” mat­u­ra­ta dal pro­pri­etario amer­i­cano nei con­fron­ti del­la gran­dis­si­ma popo­lar­ità rag­giun­ta negli anni dall’altoatesino, star di Net­flix, nonché vero volto rap­p­re­sen­ta­ti­vo del­la Haas nel pad­dock. Leggiamo:

“Il pro­pri­etario Gene Haas non è mai sta­to un assid­uo fre­quen­ta­tore del pad­dock, lim­i­tan­do a poche occa­sioni la sua pre­sen­za in pista e las­cian­do così il tim­o­ne al team prin­ci­pal. Anno dopo anno, Gun­ther (ormai chiam­a­to per nome da tut­ti gli addet­ti ai lavori) è diven­ta­to il volto del team Haas, e con l’avvio del­la serie Net­flix «Dri­ve to Sur­vive» la sua per­son­al­ità schi­et­ta e decisa­mente «rac­ing» ha fat­to brec­cia nel grande pub­bli­co. […] La popo­lar­ità ha por­ta­to Stein­er ad essere per tut­ti la Haas, e prob­a­bil­mente questo aspet­to non è estra­neo alla deci­sione da parte del­la pro­pri­età di non rin­no­vare il con­trat­to con il suo team principal”.

Dopo aver uffi­cial­iz­za­to la sep­a­razione, i com­men­ti del pub­bli­co social sono sta­ti effet­ti­va­mente uni­di­rezionati ver­so la dife­sa di Stein­er, iden­ti­fi­ca­to dai più tan­to come pro­fi­lo immag­ine del team statu­nitense, quan­to come ani­ma pura­mente “rac­ing” nel con­testo di un pad­dock ormai sat­uro di con­ven­zioni for­mali e buone maniere da copertina.

Ad ogni modo, il dado è trat­to sul pre­sente, ed ora il gio­co pas­sa in mano ad Ayao Komat­su, chiam­a­to alla dif­fi­cile impre­sa di sos­ti­tuire nel medes­i­mo ruo­lo la per­son­al­ità travol­gente di Stein­er. Bisogn­erà atten­dere il nuo­vo 2024 per esprimere giudizi sug­li esi­ti del­la svol­ta impres­sa da Gene Haas, men­tre la For­mu­la 1 è diven­ta­ta un pal­cosceni­co che inizia a far gola a molti, pron­ti con artigli e portafogli a sfruttare l’occasione nel caso in cui qual­cuno, delu­so da strate­gie non andate a buon fine, dovesse decidere di fare un pas­so indietro.

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