Ispirata alla storica 250 GTO, la nuova Ferrari Omologata impressiona per purezza formale e linee. Partendo dalla piattaforma della 812 Superfast, Flavio Manzoni e il suo team hanno davvero dato vita a qualcosa di speciale.

Ci sono momen­ti nel cor­so del­l’an­no in cui gli occhi del tut­to il mon­do si riv­ol­go­no ver­so Maranel­lo. Questo è uno di quei momen­ti: vi par­liamo oggi del­l’ul­ti­ma one-off del Cav­alli­no Ram­pante, la Fer­rari Omolo­ga­ta. Già dal nome capi­amo che la sua con­no­tazione è del tut­to uni­ca. Chiaro è il rifer­i­men­to ad una vet­tura leggen­daria , la 250 GTO, di cui non solo con­di­vide la sigla finale del nome, ma anche il col­ore (rosso mag­ma, richi­amo agli anni cinquan­ta e ses­san­ta) e il fas­cione nero sul­la lin­ea del parabrez­za, che abbrac­cia il cor­po vettura.

Par­tendo dal­la piattafor­ma del­la 812 Super­fast, Flavio Man­zoni e il suo team, han­no dato sfo­go a tut­ta la loro cre­ativ­ità. L’obiettivo è sta­to quel­lo di trovare una purez­za for­male nel cor­po vet­tura sui lim­i­ti del­la mec­ca­ni­ca esistente (di cui sono sta­ti man­tenu­ti solo parabrez­za e fana­le­ria ante­ri­ore), con l’inserimento di alcu­ni det­tagli di richi­amo clas­si­co che non la intac­cassero. Nel­la zona ante­ri­ore, oltre l’ormai tipi­ca calan­dra “a sor­riso” qui mor­bi­da e oval­iz­za­ta, spic­cano le due fos­sette che assi­cu­ra­no mag­giore aer­azione al motore; il tut­to rac­chiu­so dai due pas­saruo­ta mus­colosi, che aggiun­go alla sportiv­ità, un aspet­to un po’ più massiccio.
In fian­ca­ta, l’elemento che colpisce è sicu­ra­mente lo sfo­go d’aria dietro le ruote ante­ri­ori. Molto flu­i­do e ben model­la­to, la sen­sazione è quel­la di poter­lo toc­care con mano, per ass­apo­rarne la mor­bidez­za, come se plas­ma­to dal ven­to. Al pos­te­ri­ore il lunot­to è sos­ti­tu­ito da tre fer­i­toie oriz­zon­tali, men­tre i fanali, incas­sati in due pro­fon­di incavi del­la car­rozze­ria, man­ten­gono la clas­si­ca con­fig­u­razione roton­da, ma con soltan­to con due ele­men­ti cir­co­lari. Com’è nell’anteriore, in questo è il nuo­vo spoil­er a ren­der più grin­toso il retrotreno, oltre a pro­durre più cari­co aero­d­i­nam­i­co. Impor­tan­za assume anche l’estrattore con i quat­tro scarichi sdoppiati.

Gran lavoro e cura è sta­ta ded­i­ca­ta anche sug­li interni, dove reg­na un ambi­ente scuro qua­si mis­te­rioso, dato dal total black, in cui però risaltano i det­tagli metal­li­ci pre­sen­ti su crus­cot­to, volante e bridge cen­trale. Spic­cano poi i sedili in pelle e tes­su­to Jeans Aun­de con cin­ture rac­ing a quat­tro pun­ti di col­or blu elet­tri­co. Nos­tal­gi­ca? No, proi­et­ta­ta al futuro, una one-off che è rius­ci­ta a ripren­dere i val­ori stori­ci del­la casa di Maranel­lo e a far­li risco­prire in tut­ta la loro modernità.

 

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