Analisi GP d’Ungheria: Haas F1 Team

Analisi GP d’Ungheria: Haas F1 Team

Decisiva la scelta strategica per il team americano: l’intuizione che la condizione della pista consentisse di passare alle gomme da asciutto ha portato al pit stop prima della partenza e ha concesso, a entrambe le vetture, di risalire fino alle posizioni di vertice.


Kevin Magnussen, che prima della partenza aveva addirittura montato pneumatici full wet, chiude la gara al nono posto, mentre Romain Grosjean, dopo la seconda sosta, non riesce a tenere il passo del compagno di squadra e si classifica sedicesimo. A fine gara, tuttavia, i commissari hanno riscontrato la violazione dell’articolo 27.1 del regolamento, che non consente ai team di dare istruzioni via radio per il rientro ai box durante il giro di formazione, e ciò è costato 10 secondi di penalità a ciascuno dei due piloti. Magnussen viene quindi retrocesso al decimo posto, in favore di Carlos Sainz (McLaren), mentre la posizione di Grosjean rimane invariata.

Una domenica molto fruttuosa, dunque, per la scuderia, che nelle qualifiche non aveva ottenuto buoni risultati, classificandosi nelle ultime file. Il passo per tornare a combattere nelle posizioni di centro classifica, per la Haas, è lento, ma costante. Le monoposto possiedono una buona guidabilità e alcuni componenti, come i convogliatori di flusso, introdotti per la prima volta con la VF-20 (e riproposti in seguito anche da Red Bull sulla monoposto di Verstappen), si sono rivelati ottime soluzioni. Il punto conquistato dal pilota danese nella “dolce terra d'Ungheria”, probabilmente, ha il suono di un violino tzigano per la squadra statunitense. Un risultato segnale della tanto auspicata ripresa, che rafforza sensibilmente e concretamente l’ottimismo del team principal Günther Steiner, da mesi impegnato a convincere il titolare del team, Gene Haas, della bontà del progetto Formula 1.

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