Nonostante tutto e tutti

Nonostante tutto e tutti

Il 15 Giugno del 1993 la Formula 1 piangeva James Hunt, uno dei personaggi più eccentrici, trasgressivi e affascinanti che abbia mai contribuito a rendere speciale il mondo delle corse negli anni Settanta. Voglio ricordarlo, raccontando della sua prima ed indimenticabile vittoria iridata, arrivata il 22 Giugno del 1975 in Olanda con la Hesketh, una squadra stravagante almeno quanto il suo pilota.


Maggio 2016. Mi trovo a Monte-Carlo, in occasione del Grand Prix Historique. Mentre passeggio incuriosita nella zona della pit lane, profumata degli anni Settanta della Formula 1, intravedo una vettura che fino a quel momento avevo potuto ammirare solo sotto forma di modellino, quello posto ai piedi del televisore della mia cucina.

Bianca, con una striscia rossa e una blu trasversali, Union Jack, Croce di Sant’Andrea e priva di sponsor: è la Hesketh 308 numero 24 che a Zandvoort ‘75 regalò la prima vittoria mondiale a James Hunt e l’unica perla iridata al team di Lord Alexander.

Ne ho la conferma quando, in punta di piedi, entro nel box chiedendo a Mel Smith, il meccanico che ne ha cura, se quello, proprio quello, è il glorioso telaio n°2, lo stesso telaio di quel Dutch Grand Prix. La risposta è affermativa e Mel, che sta dando i primi morsi ad un panino, smette di cibarsi. Ha 56 anni. Forse è colpito dal mio interesse per quella monoposto che ha molti più anni di me, forse ha voglia di parlare della sua passione per il team Hesketh e per James Hunt: rilascia il suo pranzo sull’alettone posteriore della 308 e iniziamo a conversare…

Il nobile britannico Lord Hesketh è entrato nella storia della Formula 1 per aver dato vita ad uno dei team più glamour mai esistiti. Appena 22 enne, nel 1973 Alexander fonda la sua squadra, preferendola agli studi classici che ci si sarebbe aspettati da un aristocratico. La sua presenza non passava inosservata: alto, abbastanza grassottello, con un viso sempre levigato in cui era dipinto un indelebile e ironico sorriso, solitamente vestito con un paio di pantaloni neri e una camicia sempre candida sulla quale spiccava la scritta ricamata con filo rosso “le patron” e una “H” sormontata da una corona ricamata, invece, con filo azzurro.

Essendo un Lord, il suo team non poteva che essere degno di un Lord, pullulante di ricchezza ed esagerazione ad ogni lato, una vera e propria troupe in movimento solo con elicotteri privati e Rolls Royce, che dava spettacolari feste ad ogni occasione, con bellissime modelle seminude tra gli ospiti, banchetti di aragoste e casse di champagne fresco, pronto da stappare in caso di vittoria. Insomma, più che una scuderia di Formula 1 sembrava il backstage dei Led Zeppelin, con la differenza che come front man britannico non c’era Robert Plant, ma il suo connazionale James Hunt, il pilota più azzeccato in quanto tutto genio, sregolatezza e testimonial dei grandi vizi.

L’allegra brigata Hesketh, perchè tale è considerata dagli altri team e nulla più, è completata dal direttore sportivo Anthony “Bubbles” Horsley, ex pilota di Formula Ford reduce da una crisi spirituale tale da indurlo a fare per anni il guru nel Bhutan, e da un giovane ingegnere, Harvey Postlethwaite, che non vuole proseguire in March all’ombra di Robin Herd.

A due anni dal debutto in Formula 1 avvenuto al Gran Premio di Monaco del ’73, la Hesketh vive una stagione 1975 indimenticabile. Come per il ’74, il team affronta il campionato senza sponsor, ma per il Lord questo non è un problema, per ora. Visto che nessuno vuole vedere sulla livrea inglese una marca di sigarette o di benzina in cambio di un po’ di sterline, oltre alle strisce rosse e blu fa disegnare anche un tenero orsacchiotto, simbolo della scuderia e suo portafortuna.

Il Mondiale parte in Argentina in maniera superba con Hunt che porta la sua 308 evoluta (ufficialmente mai chiamata 308B) in seconda posizione compiendo anche il giro più veloce in gara, segue un sesto posto in Brasile. Poi, l’abisso del ritiro fino all’ottava tappa in calendario.

Il 22 giugno del 1975 si corre nel “luogo di sabbia”. Questo il significato del villaggio costiero di Zandvoort, meta della massima serie in cui si disputa il Gran Premio d’Olanda. Oltre a darne il nome, la sabbia ha un’importanza notevole per il circuito permanente di questa località, data la sua funzione di tribuna naturale per ospitare il pubblico e l’influenza sull’andamento delle corse. Su questo tracciato fatto di dune, inizia la seconda parte della stagione.

Niki Lauda e la sua Ferrari dominano la classifica, l’austriaco è il miglior candidato al titolo mondiale; non solo dispone della vettura più veloce, ma anche della più affidabile. La superiorità di Maranello è indiscutibile. In qualifica, nessuna novità di rilievo: Lauda poleman, seguito dal compagno di squadra Clay Regazzoni. Hunt realizza il terzo tempo, un risultato che risolleva il morale della squadra, visti i numerosi ritiri e gli sponsor inesistenti. Quarta piazza in griglia per il pilota Tyrrell Jody Scheckter, seguito dalla Brabham di Carlos Reutemann e da Emerson Fittipaldi su McLaren.

Pronti, via. Con la pista reduce da un temporale mattutino, Lauda balza subito al comando, mentre Scheckter sopravanza lo svizzero della Rossa prendendosi la seconda posizione. Hunt,intanto, è quarto seguito dalla McLaren di Jochen Mass, il pilota alla guida della Shadow, Tom Pryce e Fittipaldi, superato poi da Reutemann. Ickx, dalle retrovie, cerca di far recuperare alla sua Lotus qualche posizione, ma deve ben presto abbandonare la corsa causa motore fuori uso.

Al settimo giro, Hunt passa dai box per sostituire le gomme da pioggia con quelle da asciutto. I meccanici fanno il possibile per accorciare i tempi, ma quando il britannico rientra in pista è nelle ultime posizioni. Una gara da ricostruire: inizia con lo sfruttare cautamente le parti asciutte del tracciato per portare in temperatura le gomme.

Il cambio gomme arriva anche per Lauda al 13° passaggio, che cede così momentaneamente il comando a Regazzoni, mentre ai box scoppia la confusione per un improvviso ammasso di soste. Hunt, che ha fatto bene i suoi calcoli, registrando tempi sul giro di gran lunga migliori di chi gli sta davanti, rimonta, e a soste terminate transita primo davanti alla Ferrari di Lauda al 15° giro.

È una lezione di strategia e allo stesso tempo uno schiaffo sonoro a tutti quelli che snobbavano la Hesketh Racing, ma anche a quelli che Hunt ha definito i “padrini del Circo”, svelandone il boicottaggio contro i veri superstiti della passione, in primis Lord Alexander. L’austriaco, date le gomme ancora fredde, lascia la seconda piazza alla Shadow di Jean-Pierre Jarier che, come James Hunt, aveva anticipato il cambio.

Il vantaggio della Hesketh è di circa 20” su Jarier, seguito da Lauda, Fittipaldi, Scheckter, Regazzoni e Pryce. Alla 41^ tornata il Campione in carica brasiliano è costretto al ritiro per noie al motore. Lauda intanto segue da vicino Jarier, il quale non riesce a tener bene la strada e viene superato dalla Ferrari al giro 43. Lo stesso pilota Shadow, è poco dopo vittima di un testa-coda a seguito dello scoppio del pneumatico posteriore sinistro e deve lasciare la gara.

Dai box della Hesketh si capta un segnale: “James, Niki guadagna terreno ad ogni giro!”. Infatti, quando mancano venti giri alla fine del Gran Premio, Lauda raggiunge Hunt e prova ad attaccarlo. La Ferrari guadagna terreno nelle curve lente, mentre la Hesketh prevale in quelle veloci. Una vera e propria guerra di nervi e di motori, vinta da James Hunt che riesce a resistere alla pressione di Lauda. Hunt e la Hesketh vincono il loro primo Gran Premio. Esplode l’entusiasmo di Lord Alexander e dell’intero staff, fiumi di champagne sovrastano la sabbia di Zandvoort.

La corsa impacciata e liberatoria del giovane Lord, che partito dal suo ultimo bistrattato box attraversa a braccia alzate tutta la pit lane olandese per unirsi al suo vittorioso pilota, resterà il momento più significativo della Hesketh Racing, la più grande soddisfazione per il più giovane team principal mai esistito in Formula 1. Un sogno realizzato nonostante tutto e tutti.

Una gara così, doveva essere festeggiata a dovere: un leggendario party, che iniziava in Olanda e che sarebbe terminato solo vari giorni più tardi nel maniero inglese di Easton Neston, proprietà della famiglia Hesketh da 450 anni e sede del team, “quasi” come i Led Zeppelin festeggiavano la fine di un grande tour. E non ci si poteva aspettare celebrazione differente da un team che, al Gran Premio d’esordio a Monte-Carlo, invece che presentarsi con un comune motorhome, arrivò attraccando in porto un enorme yacht di 50 metri.

Mel, intanto, continua a raccontare: ha costruito la copia cinematografica di alcune Hesketh per il film “Rush” di Ron Howard. Conosce ogni dettaglio e ogni segreto della 308. Mentre ne parla, io immagino James Hunt che ne impugna il volante e si lancia in pista sfidando in velocità ogni limite del mezzo, della pista e di se stesso.