Il giorno in cui il Cavallino puntò il dito verso il cielo

Il giorno in cui il Cavallino puntò il dito verso il cielo

29 Marzo 2015: seicentosettantasei giorni dopo l'ultima volta, la Ferrari torna a vincere in Formula 1 e lo fa con Sebastian Vettel. Sul podio, quel dito indice che tanto era stato odiato in passato, venne puntato al cielo in un tripudio rosso che fece emozionare grandi e piccini.


Correva l'anno 2015. Domenica 29 Marzo. Passerà alla storia come la prima vittoria in Ferrari di Sebastian Vettel. La seconda tappa del Mondiale di Formula 1, vede infatti il ritorno della Rossa sul gradino più alto del podio. Il pilota tedesco regala un’emozione unica a tutti quei tifosi che da troppo tempo erano a digiuno forzato di gioie.

È incredibile come il tempo scorra veloce, ed oggi, come cinque anni fa, il 29 Marzo è domenica. Quella fu una giornata speciale per tutti gli amanti della Rossa, che rividero la luce in fondo ad un tunnel di funesti risultati. Si era capito che, durante quel fine settimana, la SF15-T poteva dire la sua contro l’armata Mercedes. Il sabato, Vettel piazza la sua monoposto al fianco di Hamilton in prima fila, pronto ad attaccare durante la gara.

Arriva domenica. Tutti i tifosi puntano la sveglia per seguire la loro amata Ferrari. Siamo a Sepang, a casa della Petronas, l’alleato della Stella. Il Gran Premio parte, Vettel vuole mettere a segno il primo sigillo della sua storia con Maranello. Trova un assetto perfetto, una gestione degli pneumatici magistrale e una squadra che lo mette in condizioni di guidare la classifica, grazie a un’attenta strategia.

La Mercedes prova di tutto per andare a riprendere la Rossa, ma nulla può contro una SF15-T costante nei tempi e abilissima nel gestire il consumo degli pneumatici migliore. Hamilton dovrà accontentarsi del secondo posto, lasciando al tedesco la gioia di tornare a vincere.

Vettel zigzaga prima di tagliare il traguardo, come a voler ricordare i gesti di un altro tedesco sulla Ferrari. Arriva primo, con tutta la squadra in festa appesa alle reti della pit-lane.


Seicentosettantasei (676) giorni di buio, di sconfitte, di delusioni, di fatica, ma la Ferrari torna sul gradino più alto del podio, dove Enzo Ferrari ha sempre voluto vedere le sue creature.

Un digiuno durato tanto tempo anche per i tifosi, invitati da Carlo Vanzini a stappare lo champagne. Le bandiere del Cavallino sventolano in tutta Italia. A Maranello, si sente echeggiare il festoso suono delle campane.

Poi, c’è quel grido di felicità in radio, che ancora oggi mette i brividi per la forza motrice e sensibile di quelle parole: “Grazie mille ragazzi! Grazie" Grazie! Dai! Forza Ferrari!” di un Vettel già in piena padronanza dell’italiano. Riccardo Adami, il suo ingegnere di pista, risponde con una frase che resterà nella storia: “Number one is back! Ferrari is back!”

È davvero tornata la Rossa che tutti conoscevamo, quella che vince di merito, di forza, di velocità, di grinta. Infine, il podio, quel salto dalla piazza più alta e quell’indice alzato. Che in molti, quando Sebastian vestiva di viola e rosso, non sopportavano. La coppa e quell’accoppiata di inni. In Malesia suonano prima quello tedesco e poi l’Inno di Mameli, che si alza dalle voci dei meccanici, come un canto liberatorio dopo un periodo di delusioni amare e continue.

SI torna a gioire, si torna a vincere e anche a versare qualche lacrima di gioia. La Ferrari è di nuovo davanti a tutti sotto la bandiera a scacchi.

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