Nino Farina, il primo Campione dei Campioni

Nino Farina, il primo Campione dei Campioni

“Sarà storicamente ricordato come il pilota che per primo si è fregiato del titolo mondiale quando, nel 1950, fu istituito il Campionato del Mondo di Formula 1”. Queste le parole pronunciate da Enzo Ferrari per commentare l’impresa vincente di un italiano. Un italiano noto a tutti come Nino Farina, il rappresentativo di Emilio Giuseppe. Perché sì, il primo alloro iridato era tinto tricolore.


Nino nasce il 30 ottobre del 1906, a Torino.

È proprio nella città piemontese che, un giorno, le mamme organizzarono per i loro bimbi una corsa di biciclette tra le vie dei giardini pubblici, mettendo in palio una bustina di squisiti dolci per il vincitore.

Tra i piccoli, chiassosi corridori, si fece largo il figlio del Signor Farina, un noto carrozziere. Pervaso da uno spirito competitivo fuori dal comune, Giuseppe, chiamato da tutti “Nino”, pedalò velocemente sino al traguardo, prevalse sui suoi coetanei e si aggiudicò l’ambito premio. Era il 1910, Giuseppe Farina aveva tre anni e quella fu la sua prima vittoria.

Crescendo, Nino non perse mai quello spirito. Sua madre sovente gli ripeteva che “era nato campione” e quelle parole lo accompagnarono per sempre. Pur continuando a studiare sino a laurearsi, ben presto individuò nelle gare automobilistiche il campo nel quale volersi cimentare. Del resto, non poteva essere altrimenti, era nato tra le automobili.

Dotato di una incredibile forza d’animo e di una ferrea determinazione, il “Dottor Farina” iniziò a cogliere ottimi risultati, svariate vittorie anche in campo internazionale, prima da privato, poi con la Scuderia Ferrari e l’Alfa Romeo, ma l’eccessiva audacia spesso lo portava ad essere autore di gravi incidenti che lo costringevano, di conseguenza, a lunghe degenze ospedaliere.

Diceva che il suo maestro era Tazio Nuvolari. “Nivola”, per questo apprezzamento, lo prese molto in simpatia. Farina domava i suoi bolidi con potenza e stile: correva a braccia tese, proprio come il mantovano volante. E, sovente, con un sigaro cubano fra le labbra.

Sotto le armi, Giuseppe Farina fu un fiero ufficiale di cavalleria. Conobbe i disagi della guerra, ai quali aggiunse il dispiacere di non poter correre. Domare le potenti vetture, correre per vincere: a questo non avrebbe mai rinunciato. Neppure quando, dopo la guerra, ripresa l’attività agonistica, sua moglie Elsa le provò tutte pur di farlo smettere.

Un giorno, esasperata, arrivò a dirgli: “O io o le corse”. Senza indugi si sentì rispondere: “Le corse”.

Alla prima edizione del Campionato Mondiale di Formula 1, Farina è presente con l’Alfa Romeo. L’ultimo dei sette Gran Premi in calendario, quello d’Italia, a Monza, risulta decisivo per la conquista del titolo. Se lo contende con Juan Manuel Fangio e Luigi Fagioli, suoi compagni di squadra. A quasi un terzo di gara, Fangio si ritira sia con la sua macchina che con quella di Taruffi, il quale, come permesso dal regolamento, era stato fermato dalla squadra per far proseguire il pilota argentino.

Nino Farina, in testa, conduce i 400 cavalli della sua Alfa Romeo verso il sogno iridato. Fagioli, in terza posizione, non lo impensierisce. Improvvisamente, come riveleranno le cronache dei tempi, il Dottore si accorge che il manometro dell’olio segnala dei problemi. Si ferma ai box, ma gli fanno cenno di proseguire in quelle condizioni. Lui rientra in pista implorando la “Madonna della Consolata”, sua protettrice, e percorre gli ultimi giri lanciando la macchina per poi farla scorrere con il cambio in folle. Il ferreo Farina, probabilmente per la prima volta nella sua carriera, forse nella sua vita, è preso dall’ansia di non farcela.

Quando transita dalle tribune monzesi, si sente chiaramente come, da metà rettilineo, il rombo assordante e ruggente della sua Alfa Romeo ha lasciato il posto a qualche timido scoppietto. Alla fine, in quelle condizioni, Nino Farina riesce nell’impresa e conquista, in trionfo, il Gran Premio di casa. A 43 anni, è lui il primo, degno, indimenticabile Campione del Mondo. Perché, in fin dei conti, come disse Enzo Ferrari, Farina era l’“uomo dal coraggio che rasentava l’inverosimile”.

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