Grosjean teme che la Haas abbandonerà la Formula 1

Grosjean teme che la Haas abbandonerà la Formula 1

Il francese, come il suo compagno di squadra Magnussen, è convinto che presto la sua attuale squadra chiuderà i battenti.


Le stagioni 2018 e 2019, infatti, sono state frustranti, seppur i motivi siano stati decisamente differenti: la monoposto di due anni fa si era dimostrata decisamente competitiva, ma Romain, per qualche motivo, andò a punti per la prima volta solo a Spielberg, in Austria, quando il team piazzò entrambe le macchine in quarta e quinta posizione. Quella rimane la miglior prestazione della Scuderia statunitense nella sua breve storia, iniziata nel 2016. E pensare che, a Melbourne, sia Grosjean che Magnussen erano partiti alla grande...

L'obiettivo del quarto posto fallì, anche perché l'ottima base della vettura non fu accompagnata da adeguati aggiornamenti tecnici. La VF-18, nell'ultima parte della stagione, si ritrovò a lottare per le posizioni meno nobili della zona punti, quando, nel corso delle prime gare, piazzarsi nelle prime cinque posizioni era un obiettivo abbastanza realistico.

Il campionato successivo, dal punto di vista prestazionale, andò decisamente peggio: i punti a fine anno furono solamente 28, contro i 93 del 2018. Il risultato fu un impietoso penultimo posto nella classifica costruttori, che derivò sia dalle basse motivazioni dei piloti, sia da un'incapacità di gestione degli pneumatici. La VF-19, infatti, era abbastanza performante in qualfica, ma in gara sprofondava sempre nelle retrovie.

Tutto questo ha iniziato a smuovere riflessioni nei piloti Haas, entrambi timorosi di un eventuale abbandono del team statunitense dalla Formula 1. Grosjean, infatti, si dice preoccupato per ciò che potrebbe accadere, ma nonostante ciò è convinto di avere alle spalle un'ottima squadra e spera fortemente che, nel caso Gene Haas dovesse abbandonare, il team venga rilevato da qualcun altro.

Infine, spende qualche parola per la stagione attuale,condizionata dall'emergenza Coronavirus: "Fare diciotto gare in sei mesi è una soluzione un po' estrema, ma la cosa più importante, attualmente, è farci forza l'un l'altro ed essere consapevoli di ciò che sta accadendo nel mondo".

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