Anche alzare la voce significa #essereFerrari

Anche alzare la voce significa #essereFerrari

Per il terzo anno di fila la Ferrari è stata messa in uno dei quattro angoli del ring dai sospetti e dalle infamie degli avversari. Sbeffeggiata, presa di mira. Prima il recupero dell'energia, poi le batterie, infine i flussi, passando per l'olio speciale e la benzina al gusto di pompelmo, e così via. Ora è giunto il momento di dire basta: a scendere in campo Mattia Binotto, il padre degli ultimi propulsori Ferrari. Che ora ha perso davvero la pazienza e che ha intenzione di far capire a tutti, anche alzando la voce, cosa significa #essereFerrari. 


Negli ultimi anni, più precisamente dall'avvento dell'era turbo-ibrida, si è spesso parlato della difficoltà di sorpasso di cui soffrivano le vetture Ferrari. La SF70-H è stata la vettura del riscatto, ma con il DRS aperto, a causa della sua configurazione tecnica, non riusciva a scavalcare gli avversari con slancio. La SF71-H iniziò un ciclo tecnico diverso dalla progenitrice e, soprattutto, portò in pista una Power Unit in grado di colmare i vuoti delle stagioni precedenti. Dalla stagione passata non si fa altro che parlare del cuore pulsante delle Ferrari. Si è partiti con le batterie del recupero dell'energia fino ad arrivare ad accusare la scuderia di Maranello di aver installato in vettura un motopropulsore legale e, allo stesso tempo, illegale.

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La SF90 ha ancor di più scatenato le polemiche dopo il terzo aggiornamento della PU, che ha permesso a Charles Leclerc di tenere alle proprie spalle entrambe le Mercedes in quel di Monza. La vettura 2019 del Cavallino ha avuto notevoli difficoltà nella prima parte di stagione tra guai tecnici e incoerenza dei dati simulativi con i parametri della pista. Una volta messi tutti i tasselli al proprio posto la Ferrari è stata capace di dare ai propri piloti una monoposto in grado di giocarsi la vittoria (quasi) in tutti i Gran Premi dopo la pausa estiva. Gli attacchi dei diretti rivali ci mostrano come una Ferrari competitiva faccia accendere mille campanelli d'allarme nelle sedi dei team concorrenti. Toto Wolff ha più volte sottolineato che non è in grado di comprendere la crescita del motore Ferrari, tanto da aver richiesto un lavoro più approfondito sulla PU Mercedes agli ingegneri di Brixworth: per essere competitivi nella moderna Formula Uno non basta un propulsore ad alta potenza specifica, ma questo deve essere integrato con un corpo vettura in grado di generare il corretto quantitativo di carico aerodinamico. Da quest'ultimo si deve ricavare anche una facilità di bilanciamento della vettura che la Ferrari sembra aver trovato da Spa-Francorchamps in poi. La SF90 sembra essersi trasformata come un fiore a primavera. Si è espresso tutto il suo potenziale mettendo pressione nei diretti concorrenti. Finalmente una vettura in grado di andare con facilità in sorpasso nonostante il grande disturbo della scia in questa generazione di vetture. L'incubo dei ferraristi è stato, per anni, vedere la monoposto non riuscire a chiudere un sorpasso una volta uscita dalla scia dell'avversario. Questa tendenza si è invertita da Spa 2018 con il sorpasso di Vettel al primo giro ai danni di Hamilton ed è aumentata nell'arco di questa stagione agonistica.

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Il titolo 2019, però, ha preso per la sesta volta di fila la strada di Brackley, ma quando il responsabile del miglior team degli ultimi dieci anni punta il dito contro il principale avversario può voler mettere pressione psicologica, oppure aggrapparsi al regolamento per maggiori controlli sapendo di non avere la stessa performance in tema di PU. D'altronde, come sempre, la miglior difesa è l'attacco. Wolff ha tutto il diritto di criticare e attaccare Ferrari perchè parla da leader indiscusso del campionato. Ferrari ha stravolto la filosofia tecnica delle proprie monoposto dal 2017 ad oggi imboccando una strada diametralmente opposta a quella Mercedes, ovvero caratterizzata da grande innovazione e non attraverso piccoli step evolutivi. Se nel quartier generale della Stella hanno sempre migliorato e potenziato la propria PU attraverso piccoli aggiornamenti, dal 2014 ad oggi, riuscendo a garantire sempre un altissimo grado di affidabilità e potenza, alla Gestione Sportiva di Maranello hanno scelto di cambiare configurazione degli elementi diverse volte pagando pesanti sconfitte. La direzione tecnica del Cavallino ha, finalmente, trovato una via competitiva fatta di scelte difficili e risultati scarsi, ma che fa ben sperare per il finale di stagione e per la prossima. Una SF90 così veloce sui rettilinei grazie ai nuovi lubrificanti, benzine e componenti innovativi uniti a un bilanciamento aerodinamico efficace in tutte le situazioni sta portando il circus a parlare più di una Ferrari seconda, ma competitiva, che di una straordinaria Mercedes che ha messo in bacheca il sesto titolo consecutivo.

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Questo possiamo chiamarlo "Effetto Ferrari", ovvero la situazione in cui le vetture di Maranello si mettano sempre in condizioni di attacco e minaccino seriamente la leadership di un avversario. E' importante notare come si accusi la seconda forza del mondiale di essere irregolare, invece di pensare che anche chi ha dominato per sei mondiali di fila, magari, abbia qualcosa da nascondere. Notevole come scateni maggiori reazioni una Ferrari in recupero che una Mercedes in completo controllo e dominio della stagione di gare. Finalmente da Maranello è arrivata una squadra all'attacco anche quando non è la favorita, Singapore ne è la dimostrazione. Ad una Ferrari competitiva corrisponde un'azione uguale e contraria di attacchi politici all'interno del Circus? Al momento sembra di si, ma questo non può che far solo del bene a una Formula 1 assetata di algoritmi, software e codici binari. Siamo di fronte alla rinascita di un ciclo Ferrari? Speriamo di si, per riaccendere la lotta in pista tra nuovi volti e campioni affermati. Alla Ferrari devono valutare positivamente le accuse verso il proprio lavoro perchè può solo significare che lo stanno svolgendo nella maniera migliore. Dal 2014 non si fa altro che parlare di quanto sia forte la Mercedes, di come possa vincere così tanto e di come si possa essere sempre competitivi. Se la squadra di Brackley è stata in grado di portare il livello delle prestazioni così in alto è merito del proprio lavoro, che, però, non giustifica la pretesa di una strozzatura della Ferrari solo perchè ha incrementato la propria competitività. Per comprendere meglio questo atteggiamento ci possiamo avvallare delle varie accuse lanciate proprio dal team campione del mondo verso il Cavallino. La prima accusa arrivò nella prima parte del 2017, quando la Ferrari vinse subito due Gran Premi. Il Cavallino veniva accusato di essere favorito dalla Pirelli, che forniva in quel momento pneumatici più facili da gestire per la Rossa. La pista ci dimostrò poi l'esatto opposto durante il corso della stagione.

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Dopo gli pneumatici si passò all'olio: il sospetto firmato Mercedes consisteva nella presenza di un secondo serbatoio di olio nella PU italiana di modo che si potesse immagazzinare un maggiore quantitativo di fluido da miscelare alla benzina per ottenere più potenza. Come una carta degli imprevisti del Monopoly, la FIA pensò immediatamente a una regola di limitazione del consumo del lubrificante senza neanche passare dal via. Dal 2017 si passò al 2018 con una nuova arrembante polemica proveniente dai diretti avversari di Maranello sulla gestione della batteria di recupero dell'energia. Mercedes e Red Bull sostenevano che la scuderia italiana utilizzasse un sistema di accumulo dell'energia che eccedesse i limiti di regolamento. La Federazione Internazionale decise di installare un doppio sensore, uno per ogni suddivisione della batteria così da verificare puntigliosamente i flussi di potenza erogati e accumulati dalla PU. I responsabili tecnici informarono le squadre, che avevano sollevato il sospetto, che la Ferrari era completamente regolare. Inoltre la FIA aveva necessità di installare una configurazione di controllo maggiore sulle vettura di  Maranello proprio perchè quest'ultime portano in pista una suddivisione delle batterie completamente diversa rispetto ai concorrenti. Bisogna sottolineare come il motore sviluppato alla GES sia andato in direzione opposta rispetto a quello di Brixworth. La Ferrari ha scelto di sfruttare un motore endotermico ad alta potenza specifica con consumi di carburante maggiori rispetto al motore Mercedes per creare un sistema ibrido molto efficiente in grado di erogare un'enorme potenza. Il lavoro dei motoristico si sarebbe concentrato sulla regolazione del V6 di 90° di modo da sostenere il recupero di energia della parte ibrida e viceversa. Quest'ultimo aspetto mostra quanto il terzo step evolutivo della PU 2019 abbia ulteriormente aumentato la potenza complessiva del motore senza intaccare l'affidabilità.

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Proprio da Monza si sono iniziate a sollevare nuove accuse e polemiche nei confronti della Rossa a causa di una velocità di punta incredibilmente elevata tanto da impedire alle Mercedes di riuscire ad avvicinarsi con il DRS aperto per tentare un attacco. Da quel momento in poi tutti gli avversari puntano il dito contro la Ferrari tanto da credere irregolare ciò che spinge le due SF90. AutoBild è arrivata a dichiarare che la Ferrari ha costruito una PU fuori regolamento tanto da darle un vantaggio non colmabile rispetto dagli avversari. L'accusa più grande da parte del giornale tedesco viene rivolta alla FIA colpevole di essere a conoscenza di queste irregolarità, ma senza intenzione di intervenire nei confronti di Maranello. La polemica è rimasta nel paddock fino a un possibile reclamo ufficiale da parte di Mercedes in Messico. Facendo un passo indietro la Red Bull ha chiesto maggiore chiarezza sul propulsore Ferrari a Tombazis, responsabile tecnico FIA, il quale non ha ancora dato una risposta chiara e completa (che ha comunque sancito la legalità del propulsore del Cavallino) . Non tanto perchè non ha idea di cosa spiegare al team di Mylton Keynes, ma perchè ha bisogno di tempo per redigere una risposta esaustiva. Questo protrarsi del tempo di risposta ha irritato anche Mercedes, tanto che Wolff è stato molto vicino da presentare reclamo ufficiale nei confronti della Ferrari per poi desistere. Dalla Ferrari, silenzio assoluto? In questa occasione ha voluto parlare Mattia Binotto, Team Principal della scuderia di Maranello. Secondo il responsabile della GES la PU è perfettamente regolare tanto da dichiararsi dispiaciuto che gli avversari siano portati a pensare che venga utilizzato un sistema illegale per permettere alla SF90 di sfrecciare sui rettilinei. L'ingegnere, nato in Svizzera, ha ulteriormente posto l'attenzione sull'intero progetto della vettura 2019 indicando che il vantaggio di motore è presente, ma non quantificabile rispetto alle dichiarazioni degli avversari. Mattia ha spiegato che la Ferrari va molto veloce in rettilineo grazie a una perfetta integrazione tra PU e corpo vettura a bassa resistenza. Binotto conferma quanto sia importante l'insieme di tutti gli elementi di una vettura e non una singola area. Successivamente passa al contrattacco affermando che se gli avversari pensano che la Ferrati imbrogli sulla PU, allora ci potrebbero essere i presupposti per accusare loro di usare qualche stratagemma irregolare per esprimere una prestazione in curva migliore rispetto alla SF90 da parte della W10 e della RB15. Oltre a questa precisazione Binotto pone l'attenzione sui metodi di controllo FIA che comprendono totale lettura delle telemetria e continui controlli virtuali e reali delle PU. Per questo a Binotto sembra difficile pensare che la Federazione Internazionale non abbia notato nulla di strano se ci fosse stato. Inoltre si è dichiarato tranquillo in caso di reclamo perchè, per la squadra, il motore è totalmente entro i limiti imposti dal regolamento tecnico. Mercedes continua a costruire monoposto imbattibili o quasi, domina sei mondiali di fila e non viene espresso un minimo sospetto sulla sua reale regolarità, mentre una Ferrari in piena crescita, ma martoriata ancora da problemi di gestione gara, sia subito preda delle peggio accuse di irregolarità tecnica. Ad avvallare le ultime affermazioni ci ha pensato Max Verstappen, nel dopo gara del GP degli Stati Uniti, affermando che la Ferrari non abbia avuto un consistente vantaggio nelle velocità di punta perchè ha smesso di imbrogliare sulla gestione della potenza. Una dichiarazione molto pesante che ha scatenato l'ira della Ferrari e dei suoi tifosi. Mattia Binotto, infatti, ha immediatamente cercato Christian Horner, TP Red Bull, per chiarire la questione. Yhacbec Lopez ha assistito parzialmente alla scena descrivendo l'incontro come molto teso tra i due responsabili con l'italo-svizzero insolitamente molto arrabbiato per le affermazioni del pilota olandese tanto che Horner pare essere diventato paonazzo dall'imbarazzo causatogli dalla situazione. Un affronto a muso duro quello del responsabile Ferrari che assume ancor più importanza considerando che il tutto si sia svolto all'interno dell'hospitality della Red Bull, ovvero in casa dell'accusante. Dopo anni di ipotesi, accuse, sospetti e reclami, qualcuno ha osato finalmente dire basta. Anche questo è #essereFerrari. Un antipasto mica male, in ottica 2020.  

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