Analisi GP del Messico: Red Bull Racing

Analisi GP del Messico: Red Bull Racing

Errori grossolani, penalizzazioni in griglia, forature e molto altro. In Messico la Red Bull avrebbe potuto nuovamente vincere (come successo nel 2017 e nel 2018), se solo a Max Verstappen non si fosse chiusa la vena, in nome dei vecchi tempi, sia di sabato che di domenica. Solo sesto invece l'olandese, che ha chiuso dietro al compagno di squadra Alexander Albon.


Osservando le posizioni di arrivo di Alexander Albon e Max Verstappen (rispettivamente quinto e sesto) si potrebbe erroneamente pensare ad un week-end di gara pulito (e noioso) per i due piloti Red Bull, per non dire tranquillo. Assolutamente no. Anzi...

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Alexander ha sì fatto il suo ottenendo il massimo, stessa cosa non si può certo dire di Max, che ne ha combinate davvero di tutti i colori. Infatti, dopo la cappellata del sabato (quando in conferenza stampa si era praticamente autoaccusato di non aver rallentato in regime di bandiere gialle), pronti via e l'olandese inanella ben due contatti, uno con la Mercedes di Lewis Hamilton al via, che gli fa perdere per sua fortuna solamente qualche posizione, ed uno al quarto giro con quella di Valtteri Bottas: un episodio che lo vede tentare un sorpasso azzardatissimo all'interno dello stadio, salvo rimediare poi una foratura e finire in fondo al gruppo. Inizierà dunque per lui una remuntada, con uno stint eterno su gomme dure (che lo avrebbero potuto portare fino ad Austin), che accompagnerà infine il giovane ma ormai esperto talento al raggiungimento della sesta piazza. Certo, si potrebbe parlare di una brillante rimonta e di una grande gestione delle gomme, ma conoscendo quanto le vetture del trio di vertice siano nettamente superiori al resto del lotto, la soddisfazione può essere soltanto parziale, specialmente se si pensa al fatto che, visto il passo gara notevole, Max avrebbe probabilmente vinto in Messico per la terza volta di fila. Ma in Formula 1 vince anche e soprattutto chi non sbaglia. Hamilton docet.

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Concetto compreso benissimo da Alexander Albon, che si mette in modalità crociera e conduce una gara di sostanza, di mordente, di tigna. Prova a inserirsi addirittura nel quartetto di vertice, ma è solo una presenza occasionale. Si accomoda alla fine al quinto posto, lontano dai primi quattro, ma si porta a casa una bella figura, di quelle che danno fiducia e tengono a bada le smanie di Helmut Marko, almeno per un pochetto. Ciò che è certo è che a fronte di un inizio di stagione da terzo incomodo nella lotta di vertice, il 2019 austriaco sta tramontando ormai in modo quasi malinconico.

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