Analisi GP del Messico: Mercedes-AMG Petronas

Analisi GP del Messico: Mercedes-AMG Petronas

A Campionato Costruttori chiuso sarebbe stato forse lecito aspettarsi, se non delle meritate ferie, un minimo calo di concentrazione da parte della Mercedes. Macché! Per la scuderia di Brackley in Messico è arrivato l'ennesimo trionfo, il centesimo della sua straordinaria storia argentata.


Mercedes, pur non avendo più nulla da dimostrare (come da sei anni a questa parte) si è dimostrata in Messico la squadra da battere. Passo gara strepitoso, quello delle frecce d'argento, che ha messo una volta di più in evidenza come la scuderia di Brackley continui a poter contare su un pacchetto che in tutte le condizioni (anche a duemiladuecento metri d'altezza) riesce a fare la differenza. Non esista record o vittoria che riesca ad appagare la fame di trionfi del team capitanato da Toto Wolff.

© XPB Images https://xpbimages.com/index.asp

Nulla di nuovo, nulla che non sia già stato detto o analizzato negli scorsi week-end, si dirà. Tuttavia colpisce la maniacale perfezione che continua a segnare un’epoca che è già di per sé leggendaria. Se anche in Messico le prestazioni in qualifica hanno rappresentato certamente un problema non di poco conto, la W10 ancora una volta in gara e complessivamente durante l’intero fine settimana, è stata capace di fare un sol di boccone di tutti gli avversari grazie all'incredibile capacità della monoposto di essere non solo gentile con gli pneumatici ma anche estremamente veloce quando serve dare un segnale all’avversario che sembra volersi fare sotto in maniera minacciosa. Se alla straordinaria W10 aggiungiamo l’aver definitivamente stabilito delle gerarchie ben precise tra i due piloti (sfidiamo chiunque a dire il contrario) che mai si ostacolano e anzi sempre massimizzano il profitto e un incredibile muretto box che come nessun altro è impeccabile nell'analisi gara in situazioni complesse, quali la sovrastimata usura degli pneumatici, giungiamo ad un giudizio complessivo che è davvero poco lontano dalla perfezione. Nemmeno il “botto di Bottas”, perdonate il gioco di parole, riesce difatti a distrarre gli uomini Mercedes, che potendo anche contare su una prima guida come Lewis Hamilton, non sembrano mai domi.  Ma è proprio su Hamilton che gli strateghi anglo-tedeschi sembrano davvero far un miracolo, difatti se le capacità di guida del pilota non si discutono, è da porre in risalto come la forza e la consapevolezza della scuderia riescano sempre a correggere il tiro senza lasciarsi trascinare dalle sbavature o dalle preoccupazioni di quello che comunque è, numeri alla mano, uno dei più grandi piloti di tutti i tempi. C’è molto da imparare per gli altri a cui invece tocca inseguire, ascoltare e sperare nelle sensazioni di pista, giuste o sbagliate che siano, dei propri piloti.

© XPB Images https://xpbimages.com/index.asp

Eh sì, il riferimento è proprio alla Scuderia Ferrari, che dovrebbe rappresentare il competitor principale e che invece continua a collezionare sbavature, strategie rivedibili e non solo. E se fare paragoni forse pecca di stile in un'analisi mirata, la scusante è presto servita e difatti l’analogia appena fatta offre uno spunto di riflessione ben preciso dato dal confronto/conteggio errori ai box e problemi al motore tra i due top team nei momenti clou. Sotto questo aspetto, che finisce per rimanere spesso sottotraccia, ma che fa la differenza in un GP combattuto sul filo del rasoio o dei millesimi se preferite, il paragone è impietoso, grazie allo zero da scrivere alla voce problemi/errori che rende ancor di più l’idea di quanto Mercedes abbia alzato l’asticella di uno sport che di suo è già estremamente complesso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *