Analisi GP del Giappone: Red Bull Racing

Analisi GP del Giappone: Red Bull Racing

In casa Red Bull si aspettavano molto da Suzuka. Power Unit aggiornata, layout sulla carta favorevole, insomma, c'erano tutti i presupposti per far felice la Honda a casa sua. Il quarto posto di Albon va considerato più che altro un contentino.


Altro week-end (quasi) da dimenticare in casa Red Bull, arrivata in Giappone con una Power Unit Honda apposita (ed iper-aggiornata) per la gara "di casa". I due alfieri della Red Bull la domenica scattano rispettivamente in quinta e sesta posizione. Le qualifiche sono dunque giù sintomatiche di una performance non all'altezza delle aspettative, dal momento che sia Max Verstappen ed Alexander Albon (autori dello stesso identico tempo) si prendono dalla Ferrari di Sebastian Vettel quasi un secondo.

© XPB Images https://xpbimages.com/index.asp

Pronti via ed è subito incidente: in Curva 2 Charles Leclerc perde la corda e impatta lateralmente la RB15 numero 33, che si gira e finisce in ghiaia.  L'olandese volante si ritrova dunque in fondo al gruppo con la macchina visibilmente danneggiata ed è costretto successivamente ad un mesto ritiro dopo pochi giri. Rimane dunque solo Albon dunque a difendere i colori austro-nipponici.

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Il pilota thailandese si rende subito protagonista al quinto giro di un pregevole (e rischioso) sorpasso ai danni di Lando Norris ed adotta poi un'aggressiva strategia a tre soste. Taglia il traguardo quarto: miglior risultato in carriera, un quarto posto che sa però di semplice contentino: il buon piazzamento di Alexander non può certo cancellare la delusione per una gara sì finita pochi metri dopo lo start per Verstappen, ma che in realtà avrebbe testimoniato una volta di più il gap evidente che c'è tra Red Bull e il duo di testa Mercedes-Ferrari. Forse, dunque, è addirittura meglio che sia finita così.

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